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Lunigiana
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La mwcaLunigiana (mwcqLunensis Ager in mwcglatino, mwcwLunesana in mwdaemiliano) è una regione storica italiana, suddivisa dal punto di vista amministrativo tra mwdqLiguria e mwdgToscana, corrispondente grossomodo alla mwdwVal di Magra.

Trae il proprio nome dall'antica città romana di mweqLuni, situata alla foce del mwegfiume Magra, non lontano da dove oggi sorge mwewSarzana, in mwfaprovincia della Spezia.

Il territorio corrisponde al bacino della Magra e dei suoi affluenti e, benché i suoi confini non siano precisi, possono essere compresi entro una linea che, partendo dalla costa presso mwfgMoneglia e attraversando il mwfwPasso del Bracco, raggiunge quello di mwgaCentocroci, segue quindi lo spartiacque appenninico fino al mwgqPasso del Cerreto e al mwggMonte Belfiore e scenda nuovamente al mare, a mwgwOrtonovo e mwhaMarinella di Sarzana.

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

La Lunigiana è il territorio corrispondente al mwjqbacino idrografico del fiume mwjgMagra.

La mwkaLunigiana storica corrisponde invece ai possedimenti facenti capo dal punto di vista amministrativo e/o ecclesiastico all'antica mwkqsede vescovile di Luni la quale controllava nella loro interezza le attuali province di mwkgLa Spezia e di mwkwMassa-Carrara, l'alta mwlaGarfagnana fino circa a mwlqCamporgiano e la mwlgVersilia fino a Ponte Strada, presso mwlwPietrasanta nell'attuale mwmaprovincia di Lucca, oltre a un minuscolo territorio ubicato nel comune di mwmqAlbareto, attualmente in mwmgprovincia di Parma.

Ai giorni nostri, si suole distinguere tra una mwnaLunigiana interna, corrispondente al territorio dell'alta e media valle del fiume mwnqMagra, fino ad mwngAlbareto e a mwnwMinucciano, e la mwoaLunigiana esterna, comprendente la bassa valle del Magra, con tutto il circondario di mwoqSarzana e il tratto finale della mwogval di Vara, in provincia della Spezia.

I confini della Lunigiana, ben delineati nel loro tratto settentrionale, si fanno incerti e meno netti nella parte che dà verso Mezzogiorno.

L'unità di questo più vasto territorio riconduce, dunque, la sua origine alla grande cultura megalitica delle mwpqStatue stele; il museo che oggi le raccoglie è a mwpgPontremoli ma la loro diffusione è nel medio bacino del fiume Magra e nella Lunigiana Orientale. Questo è il più importante fenomeno di megalitismo antropomorfo d'Europa e, successivamente, riconosciuta come regione ben definita anche lungo l'intero corso della lunghissima e complessa stagione feudale, comprendendo le mwpwCinque Terre, la mwqaVal di Vara, il mwqqGolfo dei Poeti, l'intera mwqgVal di Magra e le mwqwAlpi Apuane.

In senso ristretto si dirà che la Lunigiana confina con il parmense, la Garfagnana (mwrqForum Clodii), con la Val di Vara e la bassa valle del Magra. In senso storico, essa confina invece con il parmense e il genovesato di Chiavari e sconfina nella Garfagnana e nella Versilia.

Confini lunensi

La Lunigiana è una terra il cui territorio è diviso tra quello delle regioni mwsaLiguria e mwsqToscana. I confini fisici della Lunigiana corrispondono, sul versante dell'mwsgAppennino Tosco-Emiliano, sostanzialmente a quelli esistenti tra il mwswbacino idrografico del fiume mwtaMagra e quelli degli affluenti appenninici del mwtqPo. Confine fisico che corrisponde quasi interamente a quello politico tra le province di mwtgMassa-Carrara, mwtwParma e mwuaReggio Emilia. Il lato meridionale della mwuqLunigiana geografica è molto sfumato, essendo le monumentali mwugAlpi Apuane, che la separano dal litorale della mwuwVersilia e in parte dalla mwvaGarfagnana, più un elemento di coesione che non di divisione. Al confine con la mwvqGarfagnana e la mwvgprovincia di Lucca, rientrano geograficamente in Lunigiana le terre comprese nel displuvio occidentale delle acque comprese tra mwvwCima Belfiore e le mwwaAlpi Apuane. Territori compresi nella parte del comune di mwwqMinucciano orientata verso il torrente mwwgAulella e collegati alla Garfagnana dal passo dei Carpinelli.

Sul lato occidentale, quello dell'mwxaAppennino Ligure orientale, il comune di mwxqAlbareto, in mwxgval di Taro, in provincia di Parma, viene fatto rientrare nella "Lunigiana storica". Lungo il crinale delle montagne, a sud del mwxwMonte Gottero (1.639 m), i confini lunigianesi seguono la cresta appenninica che separa il bacino idrografico del fiume Magra da quello del mwyaVara.

Storia

«Da Pontremoli entrò

Mompensieri

nel paese della Lunigiana, della quale una parte ubbidiva a' fiorentini, alcune castella erano de' genovesi, il resto de' marchesi

Malespini

; i quali, sotto la protezione chi del duca di Milano chi de' fiorentini chi de' genovesi, i loro piccoli stati mantenevano.»


«.. se novella vera

di Val di Magra, o di parte vicina,

sai, dillo a me, che già grande là era.

Chiamato fui

Corrado Malaspina

;

non son l'Antico, ma di lui discesi.»


Etimologia

Il nome mwagLunigiana si trova nei documenti scritti a partire dalla prima metà del mwawXIII secolo, con la formula di mwbaprovincia Lunisanae. Importante considerare che l'intera produzione letteraria e storiografica locale fa riferimento esclusivo all'accezione storica del termine regionale.

Preistoria

Paleolitico

I reperti che permettono di documentare i più antichi insediamenti umani in Lunigiana vengono fatti risalire al mwcamusteriano, periodo che va da 120.000 a 36.000 anni fa circa. Durante questo periodo, il territorio è popolato dagli mwcquomini di Neanderthal. Tali insediamenti sono documentati nella Tecchia delle Grotte di Equi Terme e, sempre nelle mwcgAlpi Apuane, nella Grotta dell'Onda (mwcwMonte Matanna)cite-ref-lunigiana-preistorica-2-0[2].

La mweqflora e la mwegfauna lungo le linee costiere della Lunigiana subirono rilevanti mutamenti dal momento che il mare, durante il mwewperiodo interglaciale, si spinse verso le zone collinari, invadendo la mwfaval di Magra e la mwfqval di Vara; questo portò gli uomini di Neanderthal a dedicarsi alla caccia di nuove specie, decretando un cambiamento dello stile di vita.

Durante il mwfwPaleolitico Superiore e il mwgaMesolitico le popolazioni abbandonarono le caverne e si stanziarono lungo le coste. mwgqLa Spezia, a mwggMassa, in mwgwVal di Vara e sul mwhaVal del Serchio sono tra le città abitate dai Neanderthal durante questo periodo. Con la mwhqdeglaciazione il popolamento si distribuisce anche sulle montagne, diventate l'habitat di tutte le specie sopravvissute al grande freddo, come camosci, stambecchi e cervi.

Neolitico ed età del ferro

Nel corso del mwianeolitico si stanziano in Lunigiana popolazioni provenienti dalla mwiqPianura Padana occidentale, che praticano l'agricoltura e l'allevamento di ovini, bovini e suini, e si dedicano alla caccia di cervi, cinghiali e altri animali selvatici. I reperti che vengono fatti risalire a questo periodo provengono da mwigEqui Terme e dalla zona circostante il mwiwlago di Massaciuccoli.

Caratteristiche dell'mwjqeneolitico (fine del IV millennio a.C.) sono le mwjgstatue stele maschili e femminili, la cui maggiore produzione si colloca nell'età del bronzo (mwjw2800-2300 a.C.), ma si protrae fino all'età del ferro (VII-VI secolo a.C.). Una cospicua collezione di esse è allestita nel mwkaMuseo delle statue stele lunigianesi nel mwkqCastello del Piagnaro di mwkgPontremoli, altre sono nel mwkwMuseo Archeologico di mwlaSpezia.

Durante l'mwmwEtà del Ferro, invece, la zona era abitata dagli mwnaApuani, appartenenti agli antichi mwnqLiguri, i quali durante i riti funebri, erano soliti esercitare la pratica della mwngcremazione. Tuttavia, il confine tra Liguri ed Etruschi cambiò più volte durante l'età del ferro. Nella Toscana nord-occidentale, l'area tra i fiumi Arno e Magra fu culturalmente allineata con gli mwnwEtruschi nella prima età del ferro, e divenne sotto controllo ligure solo nella tarda età del ferro.cite-ref-paltrineri2018-3-0[3]
Questi popoli resistettero a lungo all'occupazione mwpqromana e per questo furono deportati in massa nel mwpgSannio, regione tra la mwpwCampania e la mwqaBasilicatacite-ref-lunigiana-preistorica-2-1[2].

Epoca romana

Da fonti classiche si apprende che il territorio fu abitato nell'antichità preromana dai mwrwSengauni, detti anche mwsaLiguri Montani o mwsqmwsgLiguri Apuani.

Al tempo della mwtaseconda guerra punica, gli mwtqApuani (che abitavano non solo la Lunigiana, ma anche la Garfagnana e la mwtgVersilia) si schierarono con mwtwAnnibale e restarono fino alla fine gli unici Liguri che non si arresero mai ai Romani, a differenza di tutte le altre tribù che, a una a una, capitolarono di fronte all'espansione di quello che sarebbe di lì a poco diventato l'Impero Romano.

Con la deportazione in massa nel Sannio dei circa cinquantamila Apuani che popolavano la regione (evento testimoniato da Tito Livio) si completa il difficile processo di conquista romana del territorio (180 a.C.).

L'importante asse viario lunigianese vedeva prima della fondazione di mwvwLunae la grande consolare della mwwaVia Aurelia fermarsi a Pisa: solo nella successiva stagione imperiale avrebbe proseguito per l'intero arco ligure ripercorrendo il tracciato dell'antichissima mwwqVia Erculea di cui ci parla Strabone.
Grande importanza assunse in precedenza la mwwwVia Emilia Scauri, costruita nel 109 a.C. la quale si evince da un passo di Cicerone che collegava la linea tirrenica attraverso l'attuale mwxaPasso del Cerreto con la grande consolare padana: la mwxqVia Emilia Laepidi. Esisteva anche via romana che collegava mwxgParma a mwxwLuni, attraversando il mwyaPasso del Lagastrello, anticamente chiamato Malpasso. Era chiamata mwyqStrada delle cento miglia la strada appunto che passava dal Malpasso e toccando mwygFivizzano univa Parma a Lucca.

In concomitanza con la guerra contro gli Apuani, dopo il potenziamento della piazzaforte militare di mwzaPisa, fu fondata anche la colonia di mwzqLucca che consentì il consolidamento della base amministrativa- militare denominata mwzgForum Clodii. Per il grande storico mwzwUbaldo Formentini "il foro Clodi" corrisponderebbe alla cittadina di mw0aFivizzano in Lunigiana che poi nel primo medioevo prese il nome di "Forum Verrucolae" (cioè il luogo di mercato della vicina mw0qFortezza della Verrucola), e ancora successivamente di "Forum Fivizani".

Dopo la deportazione del 180 a.C. l'intero territorio compreso tra le colonie di Luni e Lucca fu gradualmente ripopolato da coloni romani o romanizzati. In particolare si ricorda la distribuzione di territori di Lunigiana e mw0wGarfagnana a veterani della mw1aBattaglia di Azio da parte di mw1qAugusto. Tale colonizzazione portò alla bonifica di tutte le aree paludose che circondavano sia Luni che Lucca (si vedano le mw1gmw1wFossae Papirianae). Tracce evidenti delle assegnazioni terriere ai veterani di guerra romani si ritrovano nei toponimi locali.

Molto probabilmente si trattava di legionari di provenienza gallica (Galli Boi) o ligure (Ingauni e Friniati).

Alto Medioevo

Alla decadenza e poi dopo la fine definitiva dell'impero romano nel mw2w476 la Lunigiana fu occupata dagli Unni di mw3aAttila, gli mw3qOstrogoti, i mw3gBizantini, i mw3wLongobardi e i mw4aFranchi.

Fu proprio in questa ultima fase che si andò formando il concetto di mw4gLunigiana Storica. Essa nell'mw4wXI secolo estendeva la sua giurisdizione sul territorio oggi compreso nelle province della mw5aSpezia e mw5qMassa-Carrara fino ad mw5gAlbareto in mw5wprovincia di Parma, alla Versilia fino a Pietrasanta e all'Alta Garfagnana in mw6aprovincia di Lucca.

Nel mw6gMedioevo quando si parla di provincia di Lunigiana ci si riferisce, così com'era al tempo dei Romani, a un territorio di grandi dimensioni, quello della mw6wDiocesi di Luni cioè un vastissimo territorio che andava dall’Alta Versilla e Garfagnana alla Lunigiana toscana; dalla Riviera Apuana a tutto il Golfo della Spezia; dall’Appennino Ligure-Emiliano alle Cinque Terre e alla Riviera di Levante passando dalla Val di Vara (mw7aLunigiana storica).

mw9qCarlo Magno nell'mw9g802 investì la famiglia degli Adalberti del possesso di gran parte della Lunigiana. Eredi degli Adalberti furono gli mw9wObertenghi.

I possessi dei Malaspina in Lunigiana vennero riconfermati dall'imperatore mw-qFederico II nel mw-g1220 e l'mw-wanno seguente ebbe inizio la divisione del casato tra mw-aObizzino e mw-qCorrado Malaspina, rispettivamente nei due rami dello mw-gspino secco e dello mw-wspino fiorito, con conseguente ripartizione delle terre a destra e a sinistra del corso del fiume Magra.
Si crearono così due feudi i cui capoluoghi furono mwaqeMulazzo e mwaqiFilattiera. È in quest'epoca che si documenta, con gli Atti della mwaqmPace di Castelnuovo, l'importanza della presenza di Dante in Lunigiana (in particolare, nel mwaqqCastello Malaspina di mwaquFosdinovo)cite-ref-4[4].

In seguito queste proprietà furono suddivise variamente tra i diversi discendenti che spesso entravano in lotta tra loro per questioni di confini. Anche per questi motivi la Lunigiana vede un gran numero di mwaqscastelli medievali, alcuni dei quali ben conservati e visitabili (mwaqwFosdinovo, mwaq0Fivizzano, mwaq4Pontremoli, mwaq8Massa).

Ma non tutta la Lunigiana era nelle mani dei Malaspina. mwarePontremoli (la cui prima memoria specifica appare nell'itinerario del vescovo mwariSigerico di Canterbury del mwarm990), fu ceduta nel mwarq1077 da mwaruEnrico IV a mwaryUgo e mwarcFolco d'Este per essere in seguito riconosciuta, il 1º febbraio mwarg1167 dall'imperatore mwarkFederico Barbarossa.

In epoca dantesca, con la Pace di Castelnuovo (6 ottobre 1306) e la conseguente fine del potere temporale vescovile, si compie un ampio ciclo. È questo il momento in cui sull'antica e gloriosa città imperiale di mwarsLuni, ormai ridotta a un deserto cumulo di rovine immerso in una piana paludosa e insalubre, si pone l'eterno epitaffio di Dante in mwarwParadiso, XVI, 73-78.

La struttura sociale, economica e politica tipica dell'età medievale cessa in Lunigiana soltanto nel corso del XVIII secolo, con l'occupazione napoleonica.

Basso medioevo ed età moderna

La complessa evoluzione storica della vallata della Magra e dell'intera Lunigiana portò al costituirsi di numerose entità politiche più o meno indipendenti. Se, indiscutibilmente, sotto l'aspetto formale fino al mwasa1797 facevano parte dei cosiddetti mwasemwasiFeudi imperiali, gli staterelli del distretto lunigianese, pur mantenendo un rapporto di vassallaggio con l'impero, cercarono di conservare gelosamente le proprie autonomie. Alla vigilia dell'abolizione dei feudi (luglio 1797) gli stati lunigianesi erano costituiti da un mosaico di marchesati, ancora per la maggior parte governati dalle varie linee dei mwasmMalaspina, ma non solo:

• mwasyMarchesato di Fosdinovo (1367), appartenente alla omonima linea dei mwascMalaspina dello Spino fiorito, vicari imperiali in Italia; si estendeva su mwasgGragnola, Castel dell'Aquila, mwaskViano, Cortila, mwassPulica, mwaswGiucano, mwas0Marciaso, mwas4Ponzanello, mwas8Posterla, mwataTendola, mwateCarignano, mwatiCanepari, mwatmPaghezzana, mwatqCaprognano, mwatuGignago fino a mwatyCaniparola;
• mwatgMarchesato di mwatkMulazzo (1266), ai Malaspina dello Spino secco, si estendeva su mwatoMontereggio, mwatsPozzo, mwatwMontarese, mwat0Castagnetoli (dal 1746); nel 1710 fu acquistato il marchesato di mwat4Madrignano, mwat8Calice al Cornoviglio e mwauaVeppo che venne governato dal ramo cadetto, consignore di Mulazzo, e poi ceduto alla mwaueToscana nel 1772;
• Marchesato di mwaumOlivola (1525), ai Malaspina omonimi dello Spino fiorito, si estendeva su Bibola, mwauuPallerone (dal 1572), Bigliolo, mwaucAgnino, mwaugQuercia, Sanacco e Vaccareccia;
• Marchesato di Ponte Bosio, agli omonimi Malaspina dello Spino secco, indipendenti dal 1631 ed estintisi nel 1794; aveva anche una quota del marchesato di Monti; fu ereditato dalla linea della Bastia;
• Marchesato della mwau0Bastia, ai Malaspina dello Spino secco, indipendenti dal 1535 ed estintisi nel 1783; si estendeva su mwau4Varano e una porzione di Monti; il feudo è ereditato dal ramo di Pontebosio;
• mwavyMarchesato di mwavcPodenzana, ai Malaspina omonimi dello Spino fiorito che nel 1710 acquistano anche il marchesato di mwavgAulla per 30.000 fiorini dalla Camera dell'Impero; possiedono una quota di Monti, Amola e dal 1753 Campocontro ricevuto dai marchesi di Suvero;
• Marchesato di mwavoVillafranca, dei Malaspina omonimi dello Spino secco, che avevano la sovranità anche sulla mwavsVirgoletta, mwavwGarbugliaga (1521), mwav0Beverone, mwav4Villa, mwav8Rocchetta di Vara; fedeli alleati dei duchi di mwawaModena, governavano in comune, ad anni alterni, con la linea cadetta di mwaweCastevoli il feudo di Villafranca (Castello di Malnido) fino all'estinzione della linea nel 1796;
• Marchesato di mwawqSuvero, linea autonoma (1535) appartenente ai Malaspina dello Spino secco; possedeva una porzione di Monti;
• mwawyMarchesato di mwawcMalgrate, appartenente con mwawgOramala, mwawkGragnana, mwawoMocrone, mwawsOrturano, mwawwFiletto alla linea dei Malaspina dello Spino fiorito di mwaw0Godiasco e mwaw4Fortunago, autonoma dal 1531; gli appartenevano anche quote dei feudi di mwaw8Piumesana, mwaxaPozzol Groppo e parte di mwaxePregola, sotto la sovranità dei mwaxiSavoia;
• Marchesato di mwaxqCastevoli, ai Malaspina omonimi dello Spino secco, ramo cadetto di quello di Villafranca (1547), con mwaxuStadomelli e mwaxyCavanella; ereditò il marchesato di Villafranca nel 1796, essendosi estinta quella linea;
• Marchesato di mwaxgLicciana Nardi, dei Malaspina dello Spino secco, distaccatisi da quelli di mwaxkVillafranca nel 1535; si estendeva su mwaxoPanicale, Piancastelli, Solano, Melesano, Fenile e una porzione di Monti, fino all'estinzione della famiglia nel 1794, quando il feudo è ceduto al ramo di mwaxwPodenzana; dal 1704 era sotto l'mwax0accomandigia del mwax4granducato di Toscana;
• mwayaMarchesato di Tresana, ai principi mwayeCorsini, sudditi toscani che l'acquistarono nel 1659 dalla Spagna con quello di mwayiGiovagallo, Novegigola, mwayqBola, Corneda, mwayyRiccò;
• mwaygMarchesato di Groppoli, ai marchesi mwaykBrignole-Sale dal 1603, sotto l'mwayoaccomandigia toscana;
• mwaywMarchesato di mway0Treschietto, si estendeva su Vico, mway8Corlaga, mwazaIera, Valle, Agnola, Finale, Lurgio, Palestro, Stazzone; appartenne dal 1698 alla Toscana, quando l'omonimo ramo dei Malaspina ne cedettero la sovranità;
• le altre terre, poste sotto la sovranità toscana, erano mwaziPontremoli e mwazmZeri (acquisite dal 1650), mwazqBagnone, mwazuCastiglione del Terziere, mwazyTerrarossa, Barbarasco, mwazgFivizzano, mwazkAlbiano e mwazoCaprigliola, mwazsCaprio, mwazwCasola, mwaz0Codiponte, mwaz4Comano, mwaz8Filattiera e dal 1772 Calice, Madrignano e Rocchetta (unite amministrativamente dal 1780 nel governatorato della Lunigiana).

L'Ottocento

La Valle nel corso del secolo fu oggetto di scambi territoriali tra il mwaayGranducato di Toscana e il mwaacDucato di Parma e quello di mwaagModena. Nel 1844 fu stipulato tra i sovrani dei tre rispettivi stati il mwaaktrattato di Firenze, con il quale, in previsione della morte di mwaaoMaria Luigia duchessa di Parma, si dovevano attuare alcune disposizioni e compensazioni territoriali stabilite al mwaasCongresso di Vienna nel 1815cite-ref-5[5]. Occorreva procedere a razionalizzare i possessi e a rettificarne i confini eliminando le exclavi in Lunigiana e Garfagnana. Quando nel 1847 la Toscana ricevette il mwabaducato di Lucca dovette cedere al duca di Modena il vicariato di mwabeFivizzano e le exclave lucchesi in mwabiGarfagnana, Lunigiana e sulla mwabmriviera apuana (mwabqGallicano, mwabuMinucciano, mwabyCastiglione e mwabcMontignoso). In base a una sorta di triangolazione, il duca di Parma acquisì le exclave granducali di mwabgPontremoli e mwabkZeri in Lunigiana; il duca di Modena ricevette da Parma la cessione del mwaboducato di Guastalla (con mwabsLuzzara e mwabwReggiolo); e il granduca di Toscana ottenne da Modena la rinuncia, salvo minime rettifiche di confine, al diritto di reversione sui vicariati toscani di mwab0Barga e mwab4Pietrasanta, attribuito agli mwab8Austria-Este dall'art. 102 dell'Atto finale del mwacaCongresso di Vienna.cite-ref-6[6]

A Lucca si sollevarono proteste accusando il granduca di aver usato il ducato come scambio, ma presto la politica conciliante toscana acquietò gli animi. Più violente le reazioni delle popolazioni di Pontremoli e Zeri contro i Borboni di Parma a cui seguirono l'insurrezione di mwacyFivizzano sedata con la forza dalle truppe estensi. Le pressioni dell'Austria, favorevole al trattato fecero attuare i cambiamenti territoriali che rimasero immutati solo fino al mwacc1859 con l'unificazione al Regno d'Italia. Nel mwacg1894 vi fu una mwackviolenta sollevazione popolare contro il governo di mwacoFrancesco Crispi in solidarietà ai mwacsFasci sicilianicite-ref-7[7].

L'età contemporanea

Durante la mwadiseconda guerra mondiale la Lunigiana era attraversata dalla mwadmLinea Gotica, la linea di demarcazione del fronte che separava i territori occupati dai nazifascisti da quelli già liberati dagli Alleati e divenne, proprio per la sua ubicazione uno dei più importanti terreni d'azione delle formazioni partigianecite-ref-8[8].

Fu teatro di numerosi scontri delle locali mwadkBrigate Partigiane con i reparti regolari della mwadoWehrmacht, la mwadsGuardia Nazionale Repubblicana e le mwadwBrigate Nere. Oltre alle vittime delle operazioni militari la Lunigiana fu protagonista di quel periodo per quanto riguarda i fenomeni delle rappresaglie tedesche e fasciste nei confronti delle popolazioni civili. A tal proposito il territorio venne dilaniato da numerosi e terribili eccidi che colpirono appunto la popolazione civile.

A testimonianza dell'importanza e della capillare diffusione della Lotta di Liberazione in queste zone va ricordato che sia la mwad4Provincia della Spezia che quella di mwad8Massa-Carrara sono state decorate di Medaglia d'Oro al Valor Militare per la mwaeaResistenza.

Il 25 ottobre mwaec2011 una violenta perturbazione ha colpito il levante ligure (bassa e media mwaegval di Vara, mwaekval di Magra e mwaeoCinque Terre) e la Lunigianacite-ref-alluvione2011-9-0[9] causando l'mwae8alluvione dello Spezzino e della Lunigiana con esondazioni, danni, vittime e dispersi in diverse località del territorio ligure e toscano. Tra i comuni più colpiti c'è anche Aulla e frazioni dove le precipitazioni intense hanno provocato la morte di 2 persone (vittime ufficializzate dalla prefettura di Massa e Carrara) e molteplici danni alle abitazioni, alle attività commerciali, ai collegamenti stradali e agli impianti elettrici, idrici e gascite-ref-repubblicagenova-10-0[10].

Il 18 gennaio mwafu2012, durante lavori di manutenziane, il mwafymetanodotto che attraversa il territorio comunale esplode in località Barbarasco, causando decine di feriticite-ref-11[11]. Il 18 febbraio, uno degli operai coinvolti, George Dimitrov, muore in ospedale a causa delle gravi ustioni conseguite nell'incidente.

Il 21 giugno mwafw2013, alle ore 12:30 circa, una scossa di magnitudo 5,2 della scala Richter, con epicentro a Fivizzano, colpisce duramente la Lunigiana Orientale provocando danni ingenti alle abitazioni e centinaia di sfollati. Purtroppo è solamente la prima scossa di uno sciame sismico con picchi di magnitudo 3 e 4cite-ref-12[12].

Lunigiana e Lunezia

Di recente si è sviluppata in ambito culturale e politico, sulla base di una ricostruita, presunta unitarietà storica del territorio lunigianese-apuano, la proposta di creare una nuova regione, denominata mwagqLunezia, che dovrebbe ricomprendere al suo interno l'attuale provincia di Massa-Carrara, la provincia della Spezia, la gran parte o, secondo alcuni, tutta la provincia di Lucca, parte del parmense e di altre province emiliane. Tale proposta sarebbe quindi volta a distogliere il territorio lunigianese dalla sua attuale appartenenza politica alla Liguria e alla Toscana, creando una sorta di corridoio geografico unitario fra il Nord-Italia e il Mar Ligure, incentrato sull'asse viario costituito dall'autostrada della mwaguCisacite-ref-13[13].

Coloro che si oppongono alla costituzione di questa nuova regione sottolineano che le radici di questa presunta unità territoriale si perderebbero in un tempo ormai molto remoto o sarebbero un artefatto storico; non vi sarebbe cioè alcuna continuità reale fra le popolazioni dei territori ricompresi nell'ipotetica regione Lunezia. In particolare, una buona parte della Provincia della Spezia, rappresentata dall'alta mwagsVal di Vara e in particolare dalla mwagwriviera con mwag0Levanto, le mwag4Cinque Terre e la stessa mwag8Portovenere, difficilmente potrebbe entrare a far parte della nuova regione a causa dei suoi inequivocabili caratteri mwahaliguri e dei profondi legami che negli ultimi secoli, sul piano storico, linguistico e culturale l'hanno legata a mwaheGenova più che al giovane capoluogo provinciale.

Chi è favorevole, invece, evoca i legami amministrativi, storici (basti ricordare i ducati di mwahmParma e Piacenza e di mwahqModena e Reggio che inglobavano una parte di queste terre), culturali ed economici tra territori posti sull'asse Brennero/Mar Ligure e la possibilità per la Lunigiana di entrare a far parte di un contesto amministrativo più attento alla propria collocazione geo-strategicacite-ref-14[14].

A suffragio di questa seconda tesi vi è da segnalare il fatto che nel 1946 la commissione dei Settantacinque che redasse il progetto di Costituzione da sottoporre all'approvazione di tutti i "Padri Costituenti" in Assemblea costituente, inserì fra le regioni italiane anche la Regione Emiliana-Lunense (che oggi verrebbe rinominata mwahoLunezia); essa avrebbe compreso al suo interno le attuali province di Massa Carrara, Parma, Piacenza (così da ricostituire il vecchio Ducato di Parma aggiungendovi Massa e Carrara e la Lunigiana estense) con l'aggiunta della Lunigiana del Genovesato, ossia la recente (a. 1923) provincia della Speziacite-ref-15[15]. La creazione di tale regione fu però "temporaneamente sospesa" (bocciata mwah8de facto) e non vide mai la luce nella Costituzione Italiana, ma tale "sospensione" perdura ormai da quella data e sono in corso attualmente alcune iniziative giuridiche per far "riaprire il caso"cite-ref-16[16].

Società

Dialetto

Il mwaigdialetto parlato in mwaikLunigiana presenta grandi assonanze con l'mwaioemiliano sotto il profilo dei suoni e della struttura del periodo, ma anche contaminazioni proprie del mwaisvernacolo toscano e del mwaiwgenovese. Il dialetto lunigianese si distribuisce in tutta la valle del Magra, il cui territorio si estende per la maggior parte nella provincia di Massa e Carrara ma anche nella provincia della Spezia. Mano a mano che da mwai0Pontremoli ci si sposta verso mwai4Sarzana, si può notare come questo dialetto muti dall'emiliano al lunigianese medio e al mwai8ligure in prossimità della foce del Magracite-ref-17[17].

Infatti il dialetto di Lunigiana presenta notevoli differenze e sfumature a causa della particolarità del suo territorio, che si incastra tra le zone dialettali emiliane, liguri e toscane, seppur di queste ultime abbia subito minori influenze.

Cultura

Dante in Lunigiana

La Lunigiana è una regione ricca di referenze mwajgdantesche: gli mwajkAtti della Pace di Castelnuovo, custoditi in originale presso l'Archivio di Stato della mwajoSpezia, e il Canto VIII del mwajsPurgatorio.
Vi è poi l'mwaj0Epistola di frate Ilaro del mwaj4Monastero del Corvo di Ameglia a Uguccione della Faggiuola e la mwaj8Leggenda dei primi sette canti dell'Inferno.
Nel 2003 è stato creato il Museo mwakeCasa di Dante in Lunigiana (già mwakiMuseo dantesco lunigianese).

Note

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Bibliografia

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• Tiziana Neri, Davide Capponi, mwavcLa vita lungo la via Francigena in viaggio nella Lunigiana feudale, La Spezia, Edizioni Giacché 1997, ISBN 978-88-86999-26-7.
• A cura di: Eliana M. Vecchi Testi di: Fabrizio Benente, Federico Andreazzoli, Monica Baldassarri, Roberto Codovilla, Marzia Dentone, Gian Battista Garbarino, Sara Lassa, Alexander Parise, Fabrizio Pastorino, Nadia Piombo, Eliana M. Vecchi, Daniele Calcagno, Loris Jacopo Bononi, Alessandro Soddu, Alessio Zoppi, Roberto Ricci.mwavsPoteri signorili ed enti ecclesiastici dalla Riviera di Levante alla Lunigiana, La Spezia, Edizioni Giacché 2004, ISBN 978-88-86999-69-4.
• E.Calzolari, mwav4Lunigiana e la rotta atlantica dei Templari, contributo alla storia della navigazione, Ed. Cinque Terre, La Spezia, 2014, ISBN 978-88-97070-66-5
• Cesare Augusto Ambrosi, mwaweLunigiana: la preistoria e la romanizzazione. vol. I – La Preistoria, Aulla: Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi 1981.
• A cura di: Romolo Formentini, mwawmMostra Archeologica dell'età del ferro in Lunigiana, La Spezia, Edizioni del Museo Civico 1975.
• citerefcordovaFerdinando Cordova, Stato d'assedio e tribunali militari nell'Italia di fine Ottocento, in Rosaria Bertolucci (a cura di), L'Italia Umbertina. Atti del convegno, Carrara, 10 giugno 1985, Carrara, Comitato pro Bresci, 1986.
• citerefmasini-1981Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati, Milano, Rizzoli, 1981.

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Collegamenti esterni

• mwazaAPT Massa Carrara, su aptmassacarrara.it.
• mwaziLunigiana nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
• mwazqTerre di Lunigiana, su terredilunigiana.com.